GIÙ LE MANI DA BIRGI, NESSUNA PRIVATIZZAZIONE

Abbiamo atteso, in silenzioso riguardo, il completamento del rito di gara celebrato dalla CUC Trinakria Sud che di fatto sancisce il fallimento della politica degli ultimi anni sul rilancio dell’Aeroporto Birgi. Il risultato negativo di scelte sbagliate, praticate fuori dalla programmazione e da percorsi di legalità e di sana gestione finanziaria, è sotto gli occhi di tutti.

Come maggioranza di Governo, abbiamo una responsabilità che ci impone di rilanciare l’intero Paese, ma abbiamo anche l’obbligo morale di ricordare a tutti la posizione del Movimento che torna pubblicamente a chiedere, prima ancora che sia abbozzata una nuova politica perdente, come mai alla guida dell’impresa pubblica “Airgest” ci sia ancora il Presidente Angius, il quale ha rappresentato gli interessi dei privati nelle passate gestioni.
Altri scali, prima di Birgi, sono già finiti nelle mani dei privati, come dimostra il caso di Alghero. Peraltro, non condividiamo per Birgi strategie come quelle favorite dal governo Renzi, ad esempio la fusione Firenze-Pisa, operazione della quale si vanta pubblicamente il presidente dell’Airgest.

Angius, piuttosto, dovrebbe spiegare come mai dalla lettura dei dati pubblicati sul Registro Imprese risulti ancora oggi titolare in proprio di 297 azioni di GESAP spa, dal lontano 16 luglio 2007.

Il conflitto di interessi tra strategie pubbliche e private in questo caso è evidente. Quello che è accaduto ha dell’inspiegabile ed è ignobile aver investito decine di milioni di euro su Birgi per poi eventualmente portare i profitti futuri nelle casse dei privati, i quali ovviamente sono interessati alla concessione trentennale a disposizione di Airgest.
Il fatto che troppi annunci siano stati lanciati dal management Airgest e da alcuni politici, e che i tempi non siano mai stati rispettati, deve farci riflettere e dovrebbe portare a chiedere le dimissioni di tutti i soggetti coinvolti negativamente in questa vicenda. A questo punto ci chiediamo se scaricare sui Sindaci o sui burocrati le responsabilità sia stato solo uno stratagemma utilizzato per mascherare l’intento di privatizzare comunque il nostro aeroporto, trucco che sembra aver funzionato perfettamente creando lo strumento per svendere Airgest: la crisi aziendale.
Abbiamo l’impressione che il progetto di fusione con Punta Raisi sia l’ennesimo specchietto per le allodole, utilissimo a nascondere il vero piano di dismissione di Birgi. Un piano del genere va sventato immediatamente e noi ostacoleremo in ogni modo lecito il tentativo di subordinare l’esistenza stessa dello scalo ad accordi poco trasparenti.

Non comprendiamo come mai a livello regionale non possano essere accorpati aeroporti visto che sono tutti in mano pubblica. Crediamo che questa debba essere la richiesta del territorio e che la politica regionale debba interpretarla nel più breve tempo possibile.
Una rete aeroportuale siciliana che comprenda tutti gli aeroporti della regione (Catania, Palermo, Trapani, Comiso, Lampedusa e Pantelleria), come si è fatto in Puglia, sarebbe uno strumento di sviluppo, anche turistico, formidabile e sicuramente vincente.
Non sappiamo se i troppi ritardi accumulati nella programmazione, forse volutamente, impediranno di invertire la marcia, e di riportare presto a Trapani i voli già sottratti a beneficio del vicino aeroporto di Palermo, ma sappiamo con certezza che fare sistema con tutti gli aeroporti regionali sarà l’unica strada percorribile per programmare lo sviluppo di Birgi e non solo per salvarlo.