Il referendum propositivo come strumento di Democrazia Diretta nel disegno di legge costituzionale numero 1173

Questa settimana è entrato nel vivo l’iter di approvazione del disegno di legge costituzionale numero 1173 in tema di democrazia diretta recante “Modifica all’articolo 71 della Costituzione in materia di iniziativa legislativa popolare” a prima firma D’Uva – nostro capogruppo alla Camera –con il primo ciclo di audizioni in Commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati.

Si tratta di un disegno di legge di revisione costituzionale finalizzato ad introdurre nel nostro ordinamento un rilevante strumento di democrazia diretta, già presente e perfettamente operante in altri ordinamenti costituzionali: il referendum propositivo.

Questa settimana, l’iter di approvazione, che intendiamo completare in tempi brevi, è entrato nel vivo. La calendarizzazione della discussione sulle linee generali del provvedimento è, infatti, prevista dinanzi all’Assemblea della Camera dei Deputati entro la fine dell’anno.

L’articolo 71 della Costituzione, nella sua attuale formulazione, al secondo comma prevede l’iniziativa legislativa popolare, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto di legge redatto in articoli.

Il nostro disegno, mantiene fermo l’impianto delineato dal citato articolo 71, ma, al contempo, tramite l’aggiunta di ulteriori sette commi, introduce una ulteriore forma di iniziativa legislativa popolare c.d. “rinforzata” tramite un progetto di legge presentato da almeno cinquecentomila elettori, con la previsione che, ove tale progetto non fosse approvato dalle Camere entro diciotto mesi dalla sua presentazione, può essere indetto un referendum popolare (c.d. “propositivo”) per deliberarne l’approvazione.

In particolare, nella nostra proposta di legge, abbiamo previsto il numero di cinquecentomila firme, nel solco già segnato dall’articolo 75, in tema di referendum abrogativo. D’altro canto, è stata la Corte Costituzionale stessa, nella storica sentenza numero 16 del 1978 ad indicare che nel testo originario previsto dal primo comma dell’articolo 75, fossero ricomprese “una vastissima gamma di richieste, indeterminate ed indeterminabili a priori”.

Riteniamo quello delle firme un tema centrale. A tal riguardo, si ricorda che il primo provvedimento del Ministro per i rapporti con il Parlamento e la Democrazia Diretta, Riccardo Fraccaro, è stato proprio quello di ridurre gli oneri di raccolta delle sottoscrizioni, prevedendo l’abolizione della “tassa sulla democrazia”. Si trattava della fastidiosa imposta di bollo per occupazione di suolo pubblico finalizzata alla raccolta firme a sostegno di referendum, iniziative popolari, petizioni ed istanze prevista da molti comuni a carico dei cittadini che poteva raggiungere la cifra massima di 32 euro a richiesta. Grazie al nostro Governo, oggi, tale tassa non è più prevista.

Inoltre, sempre nella direzione del potenziamento degli strumenti di democrazia diretta tramite la riduzione degli oneri connessi alla raccolta delle sottoscrizioni è da intendersi il disegno di legge numero 859, a prima firma Nesci, già approvato dalla Camera e tuttora in discussione in Commissione Affari costituzionali del Senato della Repubblica. L’articolo 2 del provvedimento in esame prevede la possibilità che competenti ad eseguire le autenticazioni delle sottoscrizioni (di cui alla legge 25 maggio 1970, n. 352) siano anche i cittadini designati dai promotori del referendum. E, ancora, abbiamo previsto la possibilità di voto fuori sede nell’ambito di tutte le consultazioni referendarie per gli elettori che, per motivi di lavoro, studio o cure mediche, si trovino fuori dal proprio comune di residenza.

La democrazia diretta rappresenta una delle deleghe del mio incarico politico da Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Da sempre siamo stati fervidi sostenitori degli strumenti di democrazia popolare. Adesso stiamo ponendo le basi per costituire un sistema in cui gli istituti di democrazia diretta si affiancano all’impianto di democrazia rappresentativa delineata dalla nostra Costituzione, affinché i cittadini vengano rimessi al centro del dibattito politico e divengano parte integrante del procedimento legislativo, rispettando il principio della sovranità popolare previsto dall’articolo 1, secondo comma, della nostra Costituzione.