La mia settimana #29

Quella appena trascorsa è stata la settimana della Democrazia diretta!
Sono orgoglioso di avere seguito personalmente e condotto fino a questo punto l’iter del disegno di legge costituzionale n. 1173 a prima firma D’Uva, nostro capogruppo alla Camera, introduttivo del referendum propositivo nella nostra Costituzione.
Nel corso di questa settimana l’esame del disegno di legge è proseguito in Commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati. Abbiamo concluso le votazioni su tutti gli emendamenti presentati (circa 260). Nella seduta di martedì prossimo sarà votato il mandato al relatore e il provvedimento arriverà in Aula della Camera nella giornata di mercoledì.
Pensate che in quasi tutte le Legislature della Repubblica c’è stato almeno un tentativo di potenziare gli strumenti di democrazia diretta. Tuttavia, evidentemente è sempre mancato un intento concreto.
Stavolta però facciamo sul serio. Sulla Democrazia diretta puntiamo tantissimo! E lo stiamo dimostrando percorrendo un iter di approvazione rapido e lineare, ma che al tempo stesso ha esteso notevolmente i tempi del dibattito parlamentare e ha accolto diverse osservazioni pervenute dalle opposizioni.
Sul nostro progetto di riforma, avevamo detto che saremmo intervenuti con modifiche nel testo costituzionale mirate e precise, evitando le maxi riforme propinate da chi ci ha preceduto e che il nostro intento era quello di ottenere ampio consenso anche tra le altre forze politiche. Possiamo dire di esserci riusciti!
Il testo che uscirà dalla Commissione prevede che le Camere debbano pronunciarsi entro 18 mesi su un disegno di legge sottoscritto da almeno 500 mila elettori. Nel caso in cui le Camere non provvedano o adottino un testo diverso che non trova l’accoglimento dei promotori, la scelta finale sarà rimessa a tutti voi cittadini, che potrete scegliere se votare favorevolmente, esprimendo in questo caso la preferenza su uno dei due testi (tra quello proposto dai promotori o quello uscito dal dibattito parlamentare) oppure se in senso contrario, mantenendo la disciplina precedente.
La novità più rilevante riguarda sicuramente il quorum. Anche grazie ai pareri di illustri costituzionalisti auditi in Commissione, abbiamo deciso di mantenere l’assenza di un quorum strutturale, ma, al contempo, abbiamo introdotto un quorum approvativo del 25%, esteso anche al referendum abrogativo.
Adesso, sia per il neo introdotto referendum propositivo che per il già esistente referendum abrogativo previsto dall’articolo 75 della Costituzione, sarà sufficiente che i voti favorevoli raggiungano il 25% degli aventi diritto e prevalgano sui voti contrari. In questo modo superiamo tutte le criticità sollevate da chi ci accusava di acconsentire che pochissimi potessero decidere su temi importanti per tutto il Paese (ad esempio, con il quorum zero oggi ATAC, municipale di Roma sui trasporti, sarebbe stata privatizzata con un’affluenza del 16% circa di aventi diritto).
Sono molto soddisfatto, poiché si tratta di un quorum facilmente raggiungibile: pensate che saremmo riusciti a bloccare le trivelle!
Inoltre, si tratta di una scelta che comunque ci consente di porre fine alle politiche astensionistiche che hanno caratterizzato le passate tornate referendarie: a decidere sarà chi partecipa e non chi resta a casa!
Il nostro è il primo Ministero della Repubblica Italiana sulla Democrazia diretta, il primo che mette concretamente al centro del suo impegno la volontà di porre i cittadini al centro del processo decisionale delle leggi.
Le prossime settimane saranno importantissime, programmeremo l’agenda parlamentare dei mesi successivi che vedrà protagonisti i decreti attuativi di quota 100 e reddito di cittadinanza.
Seguiteci!