Gli aeroporti siciliani: perché vendere le nostre miniere d’oro? – di Alessandro Riolo

Gli aeroporti sono monopoli naturali. Questo significa che, da un certo punto di sviluppo in poi, i gestori aeroportuali diventano delle vere e proprie miniere d’oro.

Per non fare che un esempio, nel 2016 SAVE, il gestore degli aeroporti di Venezia e Treviso, con 12,3 milioni di passeggeri annui, su 188 milioni di Euro di ricavi, dopo aver pagato 19 milioni di Euro di imposte, ha fatto 42 milioni di Euro di utile.

Ogni 4 euro e mezzo di fatturato, 1 Euro di profitto netto.

Una miniera d’oro.

Chi è il proprietario di SAVE? Poco meno del 5% delle azioni sono in mano pubblica, della città metropolitana di Venezia, quasi il 13% è in mano di investitori di borsa, mentre quasi l’82% è in mano di un ristretto numero di soci privati di riferimento.

I recenti governi nazionali, ad onor del vero più quelli a guida PD che quelli a guida PDL, negli ultimi anni sembra abbiano più volte tentato o suggerito di creare due sistemi aeroportuali in Sicilia, uno centrato su Palermo Punta Raisi, e l’altro su Catania Fontanarossa, accorpando Trapani Birgi al primo, e Comiso al secondo.

Il sistema aeroportuale veneziano gestito da SAVE è più sviluppato, più maturo, e gestisce un numero di passeggeri maggiore, rispetto a questi due proposti sistemi aeroportuali siciliani, ma, ovviamente, il sistema aeroportuale veneziano fornisce un esempio abbastanza chiaro di quello che, in presenza di un continuo aumento del traffico aereo in tutto il bacino euromediterraneo, sarebbero potuti diventare fra qualche anno questi due sistemi aeroportuali siciliani: due miniere d’oro.

La domanda sorge quindi spontanea: chi mai sarà destinato a diventare il fortunato proprietario di queste due miniere d’oro?

E sorge immediato anche il corollario: ma perché i governi nazionali spingevano per la creazione di questi due sistemi aeroportuali?

Cui prodest?

Da cittadino le risposte che mi do sono piuttosto preoccupanti. Da risparmiatore, a cui non dispiacerebbe certo poter investire parte dei propri sudati risparmi in una miniera d’oro, mi do risposte ancora più preoccupanti. Questo perché l’esperienza mi insegna che i piccoli risparmiatori non sono generalmente certo accolti in prima fila, quando si tratti di partecipare a rendite estrattive, ma più spesso sono invece costretti a contendersi i resti, le ossa già ben spolpate da animali ben più grandi e feroci.

Nello specifico caso dei due proposti sistemi aeroportuali siciliani, ho anche ulteriori dubbi. Ad esempio, immaginandomi nei panni del fortunato investitore privato a cui fosse assegnata, pardon, venduta una di queste due miniere d’oro, quella della Sicilia occidentale, mi chiedo per quale ragione al mondo dovrei tenere aperto l’aeroporto di Trapani Birgi. In fondo, l’aeroporto di Palermo Punta Raisi dovrebbe tranquillamente reggere fino a 10 milioni di passeggeri annui. Chiudendo Trapani Birgi, diminuirei i miei costi fissi, e certamente aumenterei i miei profitti. Che importanza ha per me, fortunato investitore privato, la ricaduta negativa di questa chiusura sulle comunità della costa occidentale della Sicilia?

Sostanzialmente, una volta messi a “sistema” con i due aeroporti più grandi dell’isola, soltanto la politica può veramente imporre uno sviluppo dei due aeroporti più piccoli. Il problema è che mi pare improbabile che i politici della provincia di Trapani riescano ad imporre per decenni ai politici di Palermo, e ad eventuali fortunati investitori privati, di usare parte dei profitti di Punta Raisi per finanziare lo sviluppo di Trapani Birgi. Altrettanto improbabile mi sembra che i politici ragusani possano ambire nel fare altrettanto con i profitti di Catania Fontanarossa.

Ben diverso però potrebbe essere il discorso se invece di due sistemi distinti e separati, non si sa bene a chi affidati, si riuscisse a creare un unico sistema per la gestione di tutti gli aeroporti siciliani, sotto la regia e la direzione strategica della Regione Siciliana. Questo del sistema unico di gestione degli aeroporti è un paradigma che ha funzionato discretamente in altri paesi, ad esempio in Spagna, dove gran parte degli aeroporti vengono gestiti da un unico gestore pubblico nazionale, AENA. Questo gestore, con il beneplacito dell’Unione Europea, da decenni utilizza i profitti di alcuni aeroporti per sviluppare ed incentivare il traffico in altri aeroporti. In piccolo, in Italia pare che la Regione Puglia stia tentando di implementare lo stesso modello. In pratica, la Puglia ha cominciato sviluppando gli aeroporti di Bari e Brindisi, ed adesso sembra intenzionata ad utilizzare i profitti di questi per iniziare a sviluppare anche Foggia e Taranto Grottaglie.

Devo confessare che da risparmiatore, non investirei mai i miei risparmi per acquistare azioni di gestori di aeroporti come Trapani Birgi o Comiso. Sono fragilissimi vasi di coccio, e, come dimostrato più volte negli ultimi anni, in completa balia dei capricci dei governi sia nazionali che regionali. Ma c’è di più: mentre è possibile che un aeroporto riesca a mostrare qualche profitto da circa 2 milioni di passeggeri annui in su, in alcuni casi anche meno, personalmente ritengo che la probabilità che tali profitti diventino robusti e ripetuti nel tempo diventi alta soltanto oltre la quota di 3,5 milioni di passeggeri annui. Questo è un grave problema sia per Trapani Birgi che per Comiso, perché al momento nessuno dei due aeroporti pare sia stato progettato ed attrezzato per quei livelli di traffico. Praticamente, al momento potrebbero non essere capaci di generare profitti in maniera robusta quasi by design. Se però un gestore unico per i quattro aeroporti presentasse un piano che prevedesse di incrementare il traffico a Trapani Birgi e Comiso, ampliandoli ed attrezzandoli, per portare entrambi in un determinato numero di anni fino a oltre quota 4 milioni di passeggeri annui, utilizzando, soprattutto per le spese di pubblicità e promozione, parte dei profitti di Punta Raisi e Fontanarossa, a quel punto, sotto precise condizioni, di fronte ad un condivisibile piano di sviluppo, un piccolo investimento su un unico gestore dei 4 citati aeroporti siciliani lo potrei anche valutare favorevolmente.

Da semplice cittadino però, visto che Catania Fontanarossa e Palermo Punta Raisi sono, o manca poco che diventino, delle miniere d’oro, e visto che utilizzando i profitti di queste miniere d’oro, dovrebbe essere possibile trasformare Trapani Birgi e Comiso in un altro paio di miniere d’oro, e visto che utilizzando i profitti di 4 miniere d’oro un giorno si potrebbe anche ripetere l’operazione per potenziali nuovi aeroporti ad Agrigento e Messina, ovviamente ci potremmo anche chiedere perché mai degli enti pubblici, oggi in gran parte proprietari delle azioni di questi 4 aeroporti, dovrebbero vendere le proprie azioni, soprattutto se gli acquirenti fossero un ristretto novero di fortunati privati, ma anche se fosse una platea ben più variegata di piccoli risparmiatori. Gli aeroporti sono monopoli naturali, in prospettiva delle vere e proprie miniere d’oro. Chiaramente, a volte per necessità ci si trova costretti a vendere anche delle miniere d’oro. Ma se non fosse veramente dimostrabile tutta questa necessità, perché vendere queste nostre miniere d’oro?

Alessandro Riolo

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